VITA SVEDESE: Vivere con un amico peloso in Svezia

Esattamente tre anni e mezzo fa decidiamo (io decido, lui, il consorte, si adatta…) di ampliare la famiglia con un peloso.

Dopo aver passato un’estate ospitando, in vacanza, un bellissimo gattone (GattoPepe)  ed avere scoperto, ahimè, di essere allergica ai gatti, la ricerca di un peloso adatto che mi evitasse di imbottirmi di antistaminici e di avere gli occhi di uno zombi, si è risolta nella scelta di un cane che non perdesse pelo.

Che non perdesse pelo e che fosse trasportabile in aereo.
Che non perdesse pelo e che fosse trasportabile in aereo, non in stiva.
Il che escludeva quasi in toto la scelta di un cagnolino in un canile, soprattutto perché, essendo il mio primo cane, lo volevo  cucciolo, ma con la garanzia che restasse di dimensioni minime.
Trovato!

Un barboncino!
Piccolo, intelligente, “anallergico” (attenzione: molto raramente, è vero, ma si può essere allergici anche ai barboncini, se si è sensibili, ad esempio,  alla saliva dei cani).


Primo ostacolo: acquistare un cane, in Svezia, è assai complicato, soprattutto se sei straniero.
Non si tratta di razzismo fine a sé stesso, ma la regola che “il cane può essere restituito all’allevatore entro l’anno di acquisto” rende i venditori molto timorosi che lo straniero possa rientrare nel proprio Paese e restituire il peloso diventato “scomodo” (o almeno questo è ciò che mi è stato raccontato)
E quindi la barboncina è stata presa in Italia: Emma.

Personalmente l’avrei chiamata Adalgisa (!) ma sembrava che il nome non fosse fruibile facilmente dagli amici svedesi.

Secondo ostacolo: per entrare in Svezia si rende necessaria la vaccinazione antirabbica che prevede un periodo minimo di 21 giorni dal momento cui è stata fatta, al viaggio, il che allunga la consegna di circa un mese.
Tutti i pelosi che viaggiano devono essere  quindi dotati di passaporto che ufficializzi, tra l’altro, le vaccinazioni richieste e che Emma, in un nanosecondo di disattenzione, ha personalizzato, mordicchiandolo ad imperitura memoria.

Attenzione a tutti i lettori che si trovassero nella necessità di far viaggiare il proprio peloso:
all’arrivo ad Arlanda (ma credo in ogni aeroporto svedese) ci si deve fermare alla dogana, mostrare il passaporto del pelosetto e fare in modo che il “graduato” possa leggere il microchip.
La prima volta non l’ho fatto e sono stata aspramente rimproverata!

Terzo ostacolo: i costi
Avere un cane, in Svezia, è un lusso.
I veterinari sono costosissimi e si rende indispensabile l’assicurazione.
Anche l’assicurazione è estremamente costosa: per avere una franchigia non superiore alle 1200 Kr , noi, per Emma, cagnolina sanissima di 3 anni, spendiamo circa 5000 kr l’anno, che aumentano in modo considerevole, ogni anno di “invecchiamento” dell’animale!

Ai costi, si aggiunge l’impegno richiesto in modo ufficiale (con regolamenti diversi, pare, ma simili, per comune di residenza) di non lasciare il cane solo in casa per più di 4/5 ore al giorno.
Chi lavora può risolvere assumendo un dog sitter o portando il cane in un asilo apposta per lui, affrontando, ovviamente, altre spese.


Emma è una vera globetrotter, viaggia sempre con noi e ci segue (pare volentieri) in tutti i nostri spostamenti.  Quando abbiamo deciso di avere un peloso sapevamo che avremmo cambiato il nostro modo di vivere in funzione alle sue esigenze e cosi è stato.
Le vacanze sono sempre condizionate dall’avere Emma con noi: case con giardino o alberghi con spazi verdi, spiagge che accolgano i cani e numerose, numerosissime soste nei viaggi in auto.
In Svezia, purtroppo, sono pochi i luoghi in cui si possa portare il cane con sé: pochi i ristoranti, quasi nessun centro commerciale e nessun supermercato e quindi siamo costretta a lasciarla da sola a casa o a rinunciare alle uscite con gli amici, preferendo incontri “casalinghi”.

Grande festa anche per lei quando andiamo in Italia e lei è ben accetta in tutti i ristoranti e accolta anche in molti supermercati dove controlla la spesa dal carrello in cui la mettiamo.

Purtroppo anche i viaggi in aereo sono assai costosi e complicati, nonostante sia  uno scricciolo di cane e debba comunque viaggiare – chiusa nella sua sportina- sotto il sedile davanti al mio.
Le compagnie aeree che accettano animali in cabina  sono poche e il costo minimo per il trasporto è di 120 Euro A/R (ma più frequentemente ne paghiamo 140).
La prenotazione è sempre faticosa e complicata: dopo aver effettuato la nostra prenotazione  è necessario chiamare il customer service della compagnia e chiedere la possibilità di prenotare il peloso. In genere accettano non più di 2 animali per volo, il che rende rischiosa la prenotazione già effettuata per gli umani: se non c’è posto per il cane, sei costretto a modificare la tua prenotazione in funzione della disponibilità per il peloso e affrontare le eventuali differenze di prezzo.

Ecco perché avere un cane, per noi espatriati soprattutto, è un vero lusso.
Ma… io non rinuncerei per niente al mondo allo sguardo dolcissimo della mia pestifera cagnolina, ai suoi baci umidi e alla sua reazione esagitata al suono della parola “palla!”
Ho detto “palla”?
Devo andare!
Marilinda Landonio