VITA SVEDESE: I Bambini

Per chi arriva dall’Italia è immediata la consapevolezza di quanto la Svezia sia un paese “giovane”, con tantissimi bambini e famiglie.

Io vivo proprio di fronte ad una scuola svedese che ospita classi dalla materna alle medie.

E cosi vivo, per vicinanza, la vita scolastica (e non solo) dei piccoli vichinghi.

Anche casa nostra è circondata da famiglie con bambini…tanti, tanti bambini!

La famiglia media svedese tipica, per ciò che vedo, è composta da: mamma, papà 2 figli in età scolare, 1 o 2 in carrozzina-passeggino e cane.

Chi di voi ricorda gli anni 70 in Italia, potrà facilmente fare un paragone attendibile per capire come vivono i bimbi svedesi.

Io che negli anni 70 ero bambina (ebbene si, lo sono stata anche io), mi ritrovo nelle abitudini e nei giochi.

Ancora devo vedere un bambino svedese con tablet e telefonino in mano (se non per telefonare): sotto i 14 anni (o giù di lì) nessuno di loro gioca col telefono o col tablet.

Italia-Svezia: 0-1

Ad esempio:

Nei supermercati vendono dei gessi giganti: servono per giocare a mondo (in alcune regioni si chiama “campana”! Ricordate?)

Credo sia dagli anni 80 che non avevo visto una strada o un cortile disegnato con i quadrati in cui saltare, in Italia.

I bambini vanno a scuola da soli, a volte accompagnati dai più grandi: è divertente vedere il fratellino di 3/4 anni accompagnato dal maggiore, tipo 1 o 2 anni in più!!

Estremamente attenti alla segnaletica stradale, attraversano solo sulle strisce, dopo aver controllato più volte a destra e sinistra…e poi ancora a destra e sinistra e poi ancora…non si sa mai!

Qui in Svezia va per la maggiore il monopattino: ce n’è di tutti i tipi e per tutti i gusti. E di ogni dimensione!

Utilizzati anche dagli adulti (all’aeroporto di Arlanda il personale si muove in monopattino), è uno tra i mezzi preferiti dei bambini svedesi, al pari della bicicletta.

E cosi vedi questi scriccioli umani, rigorosamente biondi (pochissimi non svedesi, nell’istituto vicino a casa) arrivare sul loro monopattino e parcheggiarlo a scuola.

Lo scorso anno, appoggiato al muretto di casa, sostava spesso un monopattino piccino piccino, tutto rosa, con un casco (anch’esso rosa e piccino!) legato al manubrio.
Non sono mai riuscita a vedere la proprietaria, ma me la posso immaginare benissimo!

I bambini svedesi sono bambini felici, almeno all’apparenza.

Abituati ad essere autonomi fin da subito (come lo eravamo noi, avendo fratelli e fratellini e l’attenzione dei genitori distribuita tra tutti!), a scuola sono molto rilassati.
Se ho ben capito non hanno compiti a casa e fanno un numero di ORE di ricreazione impressionante! Serve alla socializzazione, dicono

(io comunque, a scuola, socializzavo lo stesso, anche quando mi mandavano fuori dalla porta!)

I bambini prendono i mezzi pubblici da soli, senza troppi problemi oppure, appunto, arrivano in bici o in monopattino. Pochissimi vengono accompagnati dai genitori che – come molti genitori al mondo- li salutano con un bacio (in barba alla nota freddezza nordica!)

Primo giorno di scuola, quasi tutti i bambini sono stati accompagnati dai genitori.

Dalla mia posizione privilegiata ho potuto assistere a uno spettacolo tenero e interessante.

Nessun bambino piangente, qualche genitore commosso in una generale atmosfera felice.

Ho poi visto un babbo andarsene dalla scuola, arricciato come un gamberetto, montando un monopattino di almeno 10 “taglie” in meno (immagino il figlioletto, insistente per voler andare a scuola in monopattino e il papà accontentarlo)!

Qui i papà sono genitori davvero al 50%. Il permesso per paternità (congedo parentale) è di uso comune e vedi spesso questi gnoccoloni svedesi, a passeggio con i bimbi “grandi” in bici, mentre spingono il passeggino con quelli più piccini.

I bagni pubblici maschili hanno il piano per cambiare i pannolini e nessun papà si imbarazza nel fare ciò che in certi paesi è dominio esclusivamente femminile.

Bello. Italia – Svezia: 0-2

In Inverno i bambini fanno ricreazione all’aperto, con qualunque tempo, pioggia, neve, vento, freddo. All’aperto. La regola è che fino a -20 i bambini possono stare fuori. Immaginatevi come reagirebbe una mamma italiana…(la stessa mamma che urla dalla spiaggia, al bambino sul bagnasciuga: “NON TI BAGNARE CHE HAI MANGIATO DA POCO, SOLO 3 ORE FA!!!”)

Qui, ai bimbi, a scuola, viene richiesto – obbligatoriamente- un overall (una tuta intera, impermeabile e imbottita), doposci e guanti.

I primi giorni di scuola (cosi ci raccontava un’amica) insegnano ai bambini a vestirsi e svestirsi da soli velocemente e poi ad aiutare i compagni più piccoli o meno abili. (Fuori freddo – dentro molto caldo) Il freddo costringe ad abitudini tanto diverse.

Ad esempio, fuori dalle scuole materne è normale vedere delle tettoie dove i passeggini vengono parcheggiati al riparo dalla neve!

Superfluo forse dire che i bambini sono iperdifesi: se dai anche soltanto uno sculaccione, la prigione è garantita. Anche alzare la voce con un bambino è passibile di sguardi di riprovazione da parte di tutti gli adulti e anche dei bambini presenti! (chissà cosa direbbero se raccontassi di mia mamma che mi inseguiva – inutilmente, peraltro – col battipanni di vimini o delle educative “ciabatte volanti”, strumento di educazione e di formazione alla crescita, che molti miei coetanei conoscono benissimo!)

I bambini svedesi, abituati fin da piccoli che basta uno sguardo o un NO secco, difficilmente fanno capricci e urlano o piangono per stizza.

Probabilmente anche perché, con tanti fratellini, i genitori finiscono con l’ignorare i capricci.

Però…però c’è una cosa che mi innervosisce parecchio di questi bei bambini svedesi,

moltissimo, al punto di trovarli quasi insopportabili:

Loro, anche piccini piccini, lo svedese lo parlano benissimo!!!

Marilinda
Foto: pixabay