Vita svedese e di come il linguaggio dei gesti non sia universale

Dopo più di 7 anni all’estero e centinaia di viaggi oltre confine, dopo aver viaggiato in su e giù per il globo, per la prima volta ho realizzato personalmente che il linguaggio dei gesti NON è universale (ma il tono della voce si, qualunque lingua tu parli!)

Premessa: sono una guidatrice molto tranquilla e attenta.

Da quando sono in Svezia, poi, mi manca giusto il cappello per essere definita “lenta”.

Per anni ho fatto più di 50.000 km l’anno (giusto per darvi un’idea di quanto sia “rodata”), ho vissuto 16 anni nel traffico a Roma e sono varesotta.

Ergo: so cavarmela nelle situazioni “difficili”, ma sono comunque attenta al codice.

Esterno giorno:
Parcheggio di un centro commerciale, Upplands Väsby.

Esco dal parcheggio in retromarcia, molto lentamente, davvero molto attenta alle macchine e alle persone.

Sono fuori ormai a metà e … i sensori all’improvviso impazziscono e dallo specchietto vedo  un vecchietto (avrà avuto giusto qualche anno più di me) – a piedi – dietro la mia auto, che, incurante del fatto che stessi uscendo (anzi, che ero praticamente uscita),  mi stava passando dietro l’auto in movimento.

Al suono dei sensori io mi sono immediatamente fermata (peraltro mi stavo muovendo davvero lentissima) e il tizio (credo fosse il classico vecchietto rompipalle che vicini odiano ) comincia ad inveire contro di me.
Lui, a me! E pure in uno svedese velocissimo!

Nonostante io sia italiana e col carattere decisamente fumantino, non è  mia abitudine fare gesti e gestacci,  ma…

resto sbalordita dal fatto che non solo non si sta scusando, ma addirittura mi sta insultando (evidentemente, forse, perché non è capissi)
e quindi gli faccio il classico gesto del “cosa vuoi?” (mano capovolta che va su e giù, dita unite e sguardo interrogativo!),
e lui… NON CAPISCE!!!

mi guarda perplesso e ricomincia a urlarmi contro (atteggiamento assolutamente anomalo per le abitudini vichinghe).

Evidentemente il vecchietto rompipalle, vedendo una vecchia carampa al volante, ha pensato che potesse insultarmi senza problemi.
Peccato per lui che io non capissi una cippa (capivo solo che parlava svedese) e, soprattutto, che sono si una vecchia carampa, ma   sono una carampa italiana!!!

A quel punto neppure mi sono sforzata di dire qualcosa in svedese (che peraltro ancora parlo pochissimo) e men che meno in inglese: in un bell’italiano roboante, abbassando il finestrino e sporgendomi bene, gliene ho dette di tutti i colori,

sia chiaro senza trascendere (sono sempre comunque una “signora” ), ma facendomi capire perfettamente!

E…oh, si che ha capito!

il gesto no, ma le parole, eccome!!

Decisamente sorpreso, è sbiancato, e finalmente si è scusato e se n’è andato via, caracollante e con l’aria mesta.

Io sbuffo, sollevo lo sguardo e vedo la faccia perplessa e divertita di una coppia all’interno dell’auto che aspettava di parcheggiare al mio posto.

Ho fatto loro il  mio migliore e  più affabile dei sorrisi e finalmente me ne sono andata via.

Marilinda Landonio
Foto di Niek Verlaan da Pixabay