Neve!

Sabato

Neve! Che bello: tanti piccoli fiocchi bianchi che cadono dal cielo e illuminano la giornata. Corro a prendere lo slittino (no, non perché lo voglio io, ma perché lo vogliono i miei figli, sia chiaro), scendo in cortile con carote, fagioli e un peperone per fare un minestr… no, per decorare la faccia del pupazzo di neve gigante, preparo un igloo per poterci restare la notte e risparmiare un po’ sulla bolletta del riscaldamento e costruisco una barricata per la colossale ed epica battaglia a palle di neve tra famiglie del vicinato.

Domenica

Mi sveglio presto la mattina (no, non perché lo voglio io, ma perché lo vogliono i miei figli, sia chiaro) e scosto le tende della camera: neve. Evviva! Ne è scesa altra anche durante la notte e ora tutta la città è veramente ricoperta da un soffice strato di gelato pronto ad essere assaggiato nei suoi mille candidi gusti: fiordilatte, crema, cocco, vaniglia, limone, cioccolata… hm no, bambini, gli ultimi due gusti lasciateli stare. Mi tuffo a testa sul cumulo di neve dal balcone di casa anche se so che dovrò mettere ad asciugare tutti i vestiti sul termosifone per tutta la notte, ma chissenefrega, ormai non succede così spesso di godersi queste belle giornate.

Lunedì

Ha nevicato ancora: tutta la notte e tutto il giorno. Evviv… no, ora Ebbasta! Oggi è un lunedì qualsiasi di fine novembre e si lavora. Non voglio affrontare l’Odissea del viaggio in metro, arrivare fradicio in ritardo e dover comunque constatare che i miei pazienti gradualmente cancelleranno tutte le visite della giornata fino a ritrovarmi con gruppi di terapia formati da due persone: io e una altra persona, la mia collega.

Martedì

Slask! Questa è la parola del giorno da imparare in svedese. Credo che si possa tradurre come fanghiglia, quella che si forma quando c’è ancora tanta neve ma molta di essa comincia a sciogliersi perché siamo ancora sopra lo zero. Poltiglia che forma delle simpaticissime pozzanghere di acqua e melma sui bordi delle strade. Un miscuglio malefico che neanche una strega arrabbiata potrebbe pensare di preparare.

Ah, la neve a novembre. Quanti ricordi… la mia mente corre subito al 2016, per esempio, quando mio figlio aveva circa 5 mesi, mia moglie era a casa in maternità e io assonnato ero al lavoro, bloccato dalla neve caduta copiosa a formare uno strato di circa 40 centimetri. Fu la peggiore tempesta degli ultimi cent’anni. Non male se ti trovavi dall’altra parte della città, il servizio pubblico era inesistente e tutti i taxi occupati e/o bloccati. L’unica soluzione fu farsi una decina di chilometri a piedi nella tratta Nacka-Stoccolma, in compagnia di colleghi e migliaia di altri lavoratori desiderosi di tornarsene al calduccio di casa. Una bella passeggiata di salute, respirando gas di scarico di tutte le macchine imbottigliate nel traffico a colonna ininterrotta tra periferia e città.

Ritorno al presente ma non sembra essere cambiato molto: ritardi della metro talmente alti da far invidia a Trenitalia; tratte dell’autobus cancellate con i gestori del trasporto pubblico che come ogni anno cadono dalle nuvole assieme alla neve, sorpresi dal clima di novembre; automobilisti che spalano metri di neve attorno all’automobile con la paletta della sabbia dei figli per uscire dal parcheggio e appena possono scivolano letteralmente via sulle strade ghiacciate. Mi scappa un ghigno maligno al pensiero di quei cretini che sono stati così sprovveduti da non essere ancora passati alle gomme invernali… ma il sorrisetto mi si ferma in gola. Aspetta un momento: maledizione, io sono uno di loro!

Roberto Riva
Photo by bluartpapelaria from Pixabay