L’ho persa

Mi sono appena svegliato e sto andando in bagno, quando mi giro a controllare e lei non c’è. Ma come è possibile? E dire che ieri sera era lì a fianco a me. Ci siamo addormentati tenendoci per mano. Sono convinto di averci passato tutta la notte assieme. Invece niente. Torno indietro e controllo sotto al letto, dietro alla porta e dietro alle tende. Magari mi voleva fare uno scherzo. Niente. Dev’essere scivolata via durante la notte e poi scappata dal letto quando ho spostato la coperta. Cerco anche nelle altre stanze. Lei non c’è. Mi ha lasciato così. Senza dire niente. Senza avvisare. E io che credevo che volesse stare con me per sempre. Lei era l’unica ragione che mi faceva alzare dal letto. Che mi dava la voglia di andare avanti. Ora però mi ha abbandonato.
Oggi è proprio uno di quei giorni così. La vorresti tanto avere ma lei non c’è. Uccel di bosco. D’altronde è lunedì, che altro c’era da aspettarsi. Se ne va quasi sempre via di lunedì dopo un bel fine settimana passato assieme. Rare volte rimane con me per tutta la settimana, ma oggi no.
Aggiungiamoci anche che da poco è entrato l’autunno e che vivo in Svezia e il baratro del buio perenne è lì ad aspettarmi davanti alla soglia di casa. Sarà dura affrontare la stagione senza di lei.
Dove sarà andata a finire?
Ora mi tocca andare a cercarla fuori. E non ne ho voglia. Potrei aspettarla qui. Spesso ritorna dopo un paio di giorni facendo finta che non sia successo niente. Si fa un po’ desiderare, ma poi torna. Entra dalla porta principale senza nessun senso di colpa, con l’atteggiamento di chi crede che tutto le sia dovuto. Ti rinfaccia che dovresti essere contento che sia tornata solo per te. Che dovresti prenderla lì sul tavolo altrimenti lei se ne va col primo che passa. Tremenda.
Ma se poi non arriva? No, devo farmi forza e uscire. Non posso aspettarla. Oggi no.
Forse ha preso la bici. Sono ancora in tempo a raggiungerla. Di solito l’aria fresca del mattino mi schiaffeggia la faccia e mi rimette in carreggiata. Le pedalate forzate risvegliano il torpore dei muscoli e mi danno vigore. Spesso i sali scendi dei ponti di Stoccolma mostrano il meglio di me sui pedali e mi aiutano a recuperarla strada facendo. Ma oggi no.
Dovrò vedere se mi sta aspettando al lavoro. Ci sarei dovuto arrivare alla grande come il pirata Pantani dei tempi d’oro, invece ci arrivo a pezzi come il pirata zombi LeChuck di Monkey Island. Non importa. Preparo un buon caffè svedese resuscitamorti. So che le piace. Farà sicuramente effetto e la riconquisterò. Funziona sempre… ma oggi no. Il caffè è finito.
Devo andare dai miei pazienti. Il senso di responsabilità, la spinta deontologica e il dovere professionale esalteranno le mie qualità di psicologo e lei capirà che sono degno di lei. Vedrà di che pasta sono fatto e mi abbraccerà con orgoglio. Di solito funziona. Ma oggi no.
Mi trascino tutto il giorno ascoltando i pazienti, sbadigliando sotto la mascherina nella speranza che nessuno se ne accorga e dando tutto quello che ho. Dopo il caffè post prandiale mi sembra di vederla. La inseguo per tutta la clinica ma lei sfugge. Oggi non riesco a riacciuffarla. Oggi proprio no.
Finisco la giornata e torno a casa dalla mia famiglia. Lei sarà lì ad aspettarmi. I baci, le carezze, i sorrisi e l’affetto dei miei figli sanno sempre regalarmi gioia. Vorrei condividerli con lei. Come ogni giorno torno a casa e mi lancio a giocare con i bambini come Zio Paperone si tuffa nelle sue monete. Ma oggi no. Lei non c’è. Allora mi lancio e basta. Sul divano. Disteso e sbracato come Ciccio di Paperopoli fino all’ora di cena. Almeno ridotto così le posso fare pena e magari lei s’infila sotto la copertina di lana e mi dà la spinta a fare qualcosa di produttivo. Ma oggi no.
Oggi lei mi ha proprio snobbato e dribblato in ogni modo.
Distrutto e deluso vado a letto. Magari è sempre stata lì, tra le pieghe delle lenzuola e io non me ne sono accorto. Oppure la ritroverò tra i miei sogni e domattina ripartiremo insieme come se nulla fosse successo. Non può fare autunno per sempre. Se non domani, dopodomani. Se non dopodomani, tra una settimana. Lei tornerà. Ma oggi no.
Basta ora. È ora di dormire. Mi distendo e mi sento pesante. Sono le undici e mezza di sera e stanco come sono dovrei addormentarmi subito. Invece… lei è tornata: occhi sgranati e pensieri a mille. L’energia che avevo perso per tutto il giorno non mi lascia dormire in pace. Oggi proprio no.

Roberto Riva

Dal suo blog

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