Italiani in Svezia nei secoli: Paolo Mantegazza

PAOLO MANTEGAZZA (Monza 31.10.1831 – San Terenzo 28.8.1910). Fisiologo, patologo, igienista, neurologo, antropologo e scrittore, tra i primi divulgatori delle teorie darwiniane in Italia. Nasce da Giovanni Battista Mantegazza e da Laura Solera. Ha una sorella, Costanza e due fratelli, Peppino ed Emilio. I suoi genitori lo avviano agli studi classici nel più importante istituto del capoluogo lombardo. Qui diviene allievo del politico, scrittore, patriota Achille Mauri e del filosofo e scrittore Carlo Ravizza. Nel marzo 1848 partecipa ai moti insurrezionali delle Cinque Giornate di Milano. Si iscrive a medicina e chirurgia presso l’Università di Pisa e contemporaneamente segue alcuni corsi sostitutivi a Milano. Trasferitosi, poi, a Pavia, sotto la guida dell’anatomista, medico, biologo Bartolomeo Panizza, a 23 anni termina gli studi e si laurea in Medicina e Chirurgia. Fa le sue prime esperienze scientifiche e mentre ancora studia, riesce a pubblicare interessanti lavori.

Nel 1852 affronta il tema del piacere naturale e patologico che il 3 febbraio del 1854 sarà l’oggetto della sua tesi di laurea dal titolo “Fisiologia del Piacere”, pubblicata nello stesso anno a Milano; aggiornata nel 1859, verrà di nuovo stampata fino ai primi decenni del Novecento.

Nel 1855 lascia l’Italia per visitare la Francia, la Germania e l’Inghilterra. Abbandona, quindi, l’Europa e si reca in Argentina, in Paraguay e in Bolivia, allo scopo di compiere numerose osservazioni naturalistiche, botaniche ed etniche.

Nel 1856 nella città di Salta, in Argentina, conosce e sposa Jacobita Tejada Montemajor, dalla quale avrà quattro figli, Giulio, Attilio, Jacopo e Laura.

Nel 1858 è già in viaggio di ritorno verso l’Italia quando, a causa d’una lunga permanenza forzata a Tenerife per motivi di sanità, ha l’opportunità di dedicarsi allo studio antropologico delle popolazioni locali. Quindi, a seguito di tutte queste esperienze vissute, scrive diversi volumi raccolti in ‘Annali Universali di Medicina’, dove elenca alimenti nervosi narcotici e dove tratta dell’uso terapeutico della pianta della coca. Appena rientrato a Milano, incomincia a esercitare la professione medica dapprima privatamente, poi come assistente presso l’Ospedale Maggiore. Divenuto, dal 1858, Membro della ‘Società Milanese d’Incoraggiamento di Scienze, Lettere ed Arti’, nel 1859, durante la seconda guerra di indipendenza, presta la sua opera nell’assistenza ai feriti presso l’Ospedale Militare di Sant’Ambrogio; l’anno successivo, sempre nel capoluogo lombardo, viene eletto Consigliere Comunale, comunque impegnato in materia sanitaria. Nel 1860 è nominato Professore Ordinario di Patologia Generale all’Università di Pavia. Durante i due anni successivi effettua altri viaggi in America Latina e quando torna in Italia entra in relazione di amicizia con il famoso medico, antropologo, filosofo, giurista e criminologo Cesare Lombroso. Insieme a costui inizia a studiare la conformazione del cranio umano, mentre Sigmund Freud, trae spunto dai suoi scritti per un uso medico della cocaina.

Trascorre, poi, una fase fiorentina in cui vive un forte cambiamento, passando dall’interesse per la patologia a quello per l’antropologia. Nel 1869 a Firenze, allora Capitale d’Italia, nel Palazzo ‘Nonfinito’, sede dell’Istituto di Studi Superiori, fonda la prima Cattedra di Antropologia con il Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia. Nel 1871, inoltre, insieme a Felice Finzi, crea la ‘Società Italiana di Antropologia e Etnologia’, nonché la rivista “Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia”, entrambe esistenti a tutt’oggi. Diviene, infine, grande sostenitore del darwinismo e, addirittura, tra il 1868 al 1875, è corrispondente in Italia del biologo, naturalista, antropologo, geologo ed esploratore britannico, Charles Darwin.

Eletto Deputato dal 1865 al 1876, quindi Senatore dal 16 novembre 1876 sotto il Regno d’Italia, inaugura nell’ateneo pavese un suo gabinetto sperimentale allo scopo di favorire la ricerca scientifica. In quest’istituto si formano illustri scienziati, tra i quali Giulio Bizzozero e Camillo Golgi futuro Premio Nobel. Durante tutto il periodo trascorso a Pavia fino al 1869, impegnato come insegnante presso quella università, scrive e pubblica i volumi “Ordine e libertà” e “Conversazione di Politica Popolare”. Nell’ottobre 1865 viene eletto nella IX Legislatura per il Collegio di Monza.

Nel 1878 Paolo Mantegazza, medico e Stephen Sommier, botanico, intraprendono insieme un viaggio nell’estremo nord dell’Europa. A quell’epoca egli ha 48 anni ed è ormai un celebre scienziato; Sommier, invece, ha 31 anni e sta incominciando appena ad affacciarsi, come studioso promettente, alla vita accademica. Quindi: maestro autorevole e noto, il primo; allievo devoto e fidato, il secondo. Per questa ragione il volume edito nel 1880 che racconta tale loro viaggio sarà firmato dal solo Mantegazza, anche se con il titolo “Un viaggio in Lapponia con l’amico Sommier” dove compare il cognome del compagno. Il loro percorso ha inizio in Svezia, con una importante soggiorno a Stoccolma. Qui visitano dettagliatamente la città con i suoi monumenti, i suoi canali, i suoi ponti, i suoi musei, in particolare quello Etnologico e quello Antropologico – tra i primi in Europa – fondati entrambi dall’anatomista e antropologo Anders Adolf Retzius, professore presso l’Istituto “Karolinska”, famoso inventore dell’Indice cefalico, fondatore della Craniologia, diretto, però, in quel tempo, da suo figlio Gustaf Retzius.

In Svezia Mantegazza si sente immediatamente in grande comunione con quella terra che ha dato le origini a Carl Nilsson Linnaeus, Carlo Linneo in lingua italiana, medico, botanico, naturalista del XVIII secolo, da lui per tanto tempo studiato e seguito.

Quando poi continua il suo viaggio verso nord, attraversa la Lapponia svedese, ma anche territori della Norvegia e della Finlandia. Si imbatte con la tundra, terra rocciosa quasi desolata, senza alberi, con soli muschi e licheni, abitata da popolazioni lapponi, gente nomade sparsa in quest’area immensa, percorsa da mandrie di renne, funestata da improvvisi balzi di clima per le forti escursioni termiche. Giunto in queste zone, gli viene da domandarsi: “Chi sono questi Lapponi che in numero di circa 20.000 vanno errando nelle deserte torbiere della Scandinavia fino a quelle della Russia, che vivono di pesca sulle più deserte coste del Mar Glaciale e del Mar Bianco? Sarebbero forse gli ultimi avanzi dell’uomo del Renne? O tipi rachitici della grande razza Finnica? O Norvegiani degenerati? O piuttosto tribù mongoliche accampate nelle più ghiacciate lande d’Europa?”. Quindi da questo momento, incomincia ad indagare e a ricercare tra i vari villaggi con l’intento di incontrare quelle persone per osservarle una per una, per misurarle, al fine di poter descrivere il loro aspetto, i loro caratteri fisiologici e anatomici, i loro modi di vivere, i loro cibi, le loro bevande, le loro abitazioni, i loro costumi e le loro tradizioni orali.

Come è accaduto, in precedenza, a Giuseppe Acerbi, scrittore, archeologo, naturalista e musicista italiano e, soprattutto esploratore, che ha visitato anch’egli la Lapponia, agisce in Mantegazza “il fascino esercitato dal radicalmente diverso: che si materializza nei grandi silenzi, nelle imponenti foreste disabitate, nella serenità degli abitanti ed in fenomeni naturali spaesanti come sono quelli rappresentati dalla perenne notte invernale e dal sole che non tramonta per tutta l’estate”.

Altri argomenti comuni presenti nei loro libri: “queste popolazioni della Lapponia svedese, norvegese, finlandese o russa sono genti calme, serene, pazienti, tutti esseri umani che campano molto e che non si affrettano mai. Il freddo ha molte virtù; il freddo rallenta ogni atto della vita… Uno di noi… ama ed odia, adora o disprezza e nel vortice di un incendio subitaneo s’accende, divampa e si spegne. Quest’uomo del nord vede e pensa e poi ripensa ancora… Intanto le sorprese dei sensi e le intemperanze della passione riescono impossibili, quindi costui si conserva più immacolato e più sereno”. “I lapponi, infine, appaiono veramente come dei fossili viventi, testimoni del comune passato primitivo dell’umanità, minacciati dal diffondersi della civiltà. Anche se essi non hanno nessuno di quei caratteri inquietanti di altri “primitivi”.

Tornato in patria, Mantegazza porta dentro di sé il meraviglioso ricordo della Svezia, della Lapponia e di tutto il paese scandinavo; anche il ricordo dell’avventura storica di Francesco Negri, quel prete italiano del XVII secolo che per primo raggiunse Capo Nord a piedi e da solo.

Allora, adesso, può dedicarsi finalmente alla sua famiglia, ai suoi figli, alla sua sposa, … alla scrittura.

Rimasto, però, improvvisamente vedovo, per non dover governare da solo i suoi tre figli, sposa in seconde nozze Maria Fantoni, una Contessa con la passione per il Teatro, autrice di testi, dalla quale ha una figlia, Maria, detta Pussy, che verrà coinvolta da sua madre, fin da bambina, come attrice, interprete di diversi ruoli, da protagonista, nelle sue commedie.

Paolo Mantegazza muore nella sua residenza estiva di San Terenzo di Lerici in Liguria, all’età di 79 anni.

Dopo la sua scomparsa, gli amici botanici Émile Levier e Stéphane Sommier gli dedicano il nome d’una pianta: la ‘Panace di Mantegazza’ ovvero l’Heracleum Mantegazzianum.

Assertore convinto dell’atavismo, della pangenesi e della selezione sessuale, Mantegazza, durante la sua convulsa vita, sperimenta la fecondazione artificiale, è precursore dell’ibernazione, pensa ad una banca per conservare lo sperma dei soldati in partenza per la guerra, pubblica un saggio sulle virtù igieniche e medicinali della coca. Con il romanzo “L’anno 3000: sogno” del 1897, poi, anticipa la fantascienza italiana.

Curiosità: “Fisiologia del piacere” di Paolo Mantegazza è stato il primo libro che ho letto quando ero appena preadolescente, che poi ho continuato a consultare fino alla maggiore età, ritenendo questo essenziale per comprendere l’esistenza e la coesistenza umana.

Tra le sue opere più importanti: “Un giorno a Madera”, “Rio de la Plata e Tenerife”, “Profili e paesaggi della Sardegna”, “Elementi di Igiene”, “Quadri della natura umana”, “Feste ed ebbrezze”, “Fisiologia dell’amore”, “Atlante della espressione del dolore”, “Il dio ignoto”, “Igiene dell’amore”, “Fisiologia del piacere”, “India”, “L’arte di essere felici”, “Studi sulla etnologia dell’India”, “Testa”, “Il secolo nevrosico”, “Le estasi umane”, “Le leggende dei fiori”, “Epicuro – saggio di una filosofia del bello”, “Fisiologia della donna”, “Elogio della vecchiaia”, “L’anno 3000: sogno”, “Bibbia della speranza”, “Il bene ed il male”.

Alberto Macchi

Fonti: Giuseppe Armocida Gaetana Silvia Rigo, Dizionario Biografico degli Italiani, 2007 e Il viaggio in Lapponia di Paolo Mantegazza e Stephen Sommier, antropologi alla ricerca dei lapponi, 1881.

Foto di Mantegazza, Paolo, 1831-1910 – https://www.flickr.com/photos/internetarchivebookimages/14742376556/Source book page: https://archive.org/stream/parvulaepaginesp00mant/parvulaepaginesp00mant#page/n9/mode/1up, No restrictions, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44076492