ITALIANI IN SVEZIA NEI SECOLI: Giuseppe Acerbi

GIUSEPPE ACERBI (Castel Goffredo 3.5.1773 – Castel Goffredo 25.8.1846). Esploratore, scrittore, archeologo, naturalista, nonché musicista. Studia a Mantova e a vent’un’anni si laurea in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Apprende subito alcune lingue europee. Nel 1798, poi, insieme al suo amico Bernardo Bellotti, figlio d’un banchiere di Brescia, decide di intraprendere un viaggio attraverso l’Europa con il fine ultimo di raggiungere ed esplorare la Svezia, la Finlandia, ma soprattutto Capo Nord in Norvegia, forse ignaro che già altri italiani prima di lui avevano intrapreso un tale viaggio, vedi: Raimondo Montecuccoli nel 1654, Francesco Negri nel 1663, Lorenzo Magalotti nel 1674, Alessandro Bichi nel 1695.

Acerbi, così, inizia il suo viaggio in Svezia partendo da Helsingborg in Scania, regione nel sud del paese scandinavo, diretto verso Göteborg, al fine di raggiungere successivamente Stoccolma.

Durante il percorso si imbatte in diverse realtà, quindi osserva e annota nel suo diario ogni momento, ogni incontro che fa. Le donne svedesi con le quali viene in contatto, spesso le trova “graziose, amabili e di piacevole conversazione”. La gente, in genere, in Svezia, è incredibilmente ospitale, infatti se ti invita a cena, poi finisce che ti ospita in casa per tutta la notte. Nelle loro abitazioni, a tavola, è usanza recitare, in silenzio tra sé e sé, una preghiera prima di mangiare e ancora una seconda a fine pasto. Nei pranzi, durante le cerimonie, poi, solitamente si fa circolare, tra i convitati, una caraffa d’argento ricolma di vino Champagne, dalla quale ognuno deve gustarne un sorso e brindare: chi si rifiuta è obbligato a bere l’intero contenuto che è nel recipiente.

Intanto, durante questo suo tragitto, Acerbi recluta un meteorologo, un medico, un entomologo e un botanico, quindi aggiunge quattro nuove persone al suo seguito, oltre al suo amico Bellotti.

Profondamente interessato ai costumi, alla letteratura dei paesi che incontra, alla musica popolare, alla morfologia dei terreni, nonché alla flora, egli sarà il primo viaggiatore della storia ad annotare sul suo diario il termine finlandese “Sauna”.

Quando si imbatte nel Canale Göta che collega il Lago di Vättern con il Mar Baltico resta colpito da una tale maestosa opera ingegneristica e, a questo proposito, riporta nel suo diario anche l’impressione che il Generale Tadeusz Kościuszko, polacco, ha lasciato scritta poco prima di lui in un quaderno per le annotazioni dei visitatori, posto in quel punto d’osservazione dov’egli si trova. Il generale polacco ha annotato: “Il Signore Iddio benedica questa buona e valorosa Nazione”.

Nel suo diario riporta ancora: “Da Göteborg a Stoccolma, come pure in tutta la Svezia, la campagna è coltivata a segala, ad avena, a piselli, a fave, e ad un poco d’orzo. Nella Scania, che è chiamata il Paradiso della Svezia, si coltiva anche un poco di frumento”.

Acerbi e i suoi compagni, giungono nella capitale svedese la sera del 19 settembre 1799. Del loro arrivo, dei dettagli e dei pettegolezzi che li riguardano, la gente di Stoccolma è già al corrente, un po’ come accade in Italia quando qualche forestiero giunge nei piccoli centri. Questa città, meravigliosa, giace sopra otto isole bagnate sia dall’acqua dolce che fuoriesce dal Lago Malar che dall’acqua salata del Mar Baltico. L’aspetto di Stoccolma è superbo, specialmente se la si osserva dal Ponte del Nord: una città dai mille campanili, città dei palazzi, delle rupi, degli alberi, dei laghi, dei canali, città coronata dall’imponente castello, con lunghe code di persone per le strade, in attesa di traghettare, investite dal fracasso delle onde sulle sponde. Durante il sempre buio inverno lo spettacolo cambia radicalmente: i ghiacci cancellano tutte le barriere; non più isole, ma una sola pianura attraversata da slitte, carri, carrozze e vetture d’ogni specie, che scorrazzano tra vascelli e navicelli immobili, perché bloccati nel ghiaccio. Le acque bollenti che bagnano le Scuderie del Re e il Ponte del Nord sono le sole che non sono soggette ai rigori di questa stagione. Esse bollono, spumeggiano e, gorgogliando, emettono vapori che si sperdono nell’aria come tanti piccoli cristalli e che, poi, ricadono sulla terra sotto forma di piccoli fiocchi di neve, di esili chicchi di grandine, quasi una pioggia di diamanti, che i raggi solari tingono con i brillanti colori del topazio, del rubino e dell’altre pietre preziose”.

E continua: “L’estate, invece, quando i lunghi crepuscoli fanno praticamente sparire la notte, dispensa gli abitanti dal consumare olio o cera per l’illuminazione. Ma, soprattutto, spinge gran parte della gente a trasferirsi nelle case di campagna, ben arredate e ricche d’ogni comodità. Queste sono tutte dotate di serre dove, a dispetto del clima, vengono coltivate pesche, ananassi, uva e altri frutti squisiti. Per cui sulle tavole compaiono vini pregiati, liquori e ogni ben di Dio”.

Infine, prendendo in esame le donne, conclude: “In generale le svedesi sono belle, ma con una fisionomia senza espressione. Essendo, poi, gli uomini poco galanti, esse passano l’intera giornata sole solette, oppure in compagnia di altre donne. Si acconciano in ogni maniera, ma lo fanno per gareggiare con le amiche, mai per il desiderio di piacere agli uomini o di fare conquiste”.

Acerbi, a questo punto, racconta nei dettagli, le sue avventurose esperienze di viaggio attraverso il nord della Svezia, le Isole Åland e la Lapponia in Finlandia, fino alla città di Alta e a Capo Nord in Norvegia.

Al suo ritorno in Italia, nel 1802, pubblicherà i suoi appunti in inglese a Londra con il titolo “Travels through Sweden, Finland and Lapland to the North Cape in the years 1798 and 1799”, ossia “Viaggi attraverso la Svezia, la Finlandia e la Lapponia, a Capo Nord negli anni 1798 e 1799”, opera tradotta poi in francese, edita a Parigi nel 1804 con il titolo “Voyage au Cap-Nord par la Suède, la Finlande et la Laponie… traduit par M. Lavallée”. In seguito a tali pubblicazioni inizia ad essere invitato in diversi importanti salotti europei, dove ha occasione di incontrare famosi personaggi come Goethe, Madame de Staël e Bonaparte.

Acerbi diviene Membro della Delegazione della Repubblica Cisalpina, nonché Membro della Massoneria a Parigi.

Dal momento che in questo suo lavoro in due volumi vengono riscontrati alcuni passi dov’egli critica aspramente il governo svedese, i rappresentanti del parlamento a Stoccolma presentano una protesta formale alle autorità francesi, le quali rispondono immediatamente, ordinando la sua detenzione; per cui egli è costretto a lasciare la Francia con destinazione Castel Goffredo, in Italia. Nel 1814, mentre si trova nella capitale austriaca per il Congresso di Vienna, il Principe Metternich lo nomina Console austriaco a Lisbona. Acerbi s’avvia immediatamente, ma purtuttavia, non raggiunge mai il Portogallo; si ferma a Milano, fondando il mensile “La Biblioteca Italiana”, finanziato dal governo austriaco allo scopo di attirare gli intellettuali italiani dalla parte filo-austriaca. Il primo numero uscirà il 1º gennaio del 1816.

Nel 1825 si dimette dalla direzione del giornale e si reca in Egitto con le funzioni di Console austriaco.

Affetto da una malattia agli occhi, nel 1834 torna in Italia per curarsi. Qui diviene Consigliere del governo austriaco a Venezia, ma soltanto due anni più tardi decide di tornare nella sua città natale Castel Goffredo in provincia di Mantova in Lombardia. Trascorre gli ultimi dieci anni della sua vita a gestire le sue proprietà.

Oggi, nella città natale dello scrittore viene assegnato un premio letterario a suo nome.

Durante il suo viaggio a Capo Nord, Acerbi scrive testi poetici rimasti, ancora oggi, particolarmente noti in Finlandia, come: “Jos mun tuttuni tulisi”, ovvero “Se viene il mio caro”, “Ninna nuku, nuku nurmilintu”, cioè “Sonno, uccello addormentato”, o “Un antti Keksi” poesia sull’inondazione del fiume Tornio nel 1677, che diverrà la più famosa canzone religiosa popolare in Finlandia.  

Quando viene proposta ad Ugo Foscolo la direzione della rivista “La Biblioteca Italiana”, questi la rifiuta, allora Acerbi, intenzionato a dedicarsi di nuovo al giornalismo, si candida, ottenendo subito l’incarico di Caporedattore. Il prestigioso mensile, allora, continua ad essere pubblicato fino al 1859, divenendo, questa volta invece – con la collaborazione, tra gli altri, di Vincenzo Monti, Pietro Giordani, Carlo Botta, Antonio Cesari, Giulio Perticari, Gian Domenico Romagnosi, Silvio Pellico – un efficace strumento di oppressione austriaca.

Giuseppe Acerbi muore settantatreenne, dopo aver donato alla città di Mantova un’importante raccolta di reperti archeologici raccolti durante la sua permanenza in Egitto. Tale collezione è ora esposta a Palazzo Te.

Alberto Macchi
Foto: Av Rijksmuseum – http://hdl.handle.net/10934/RM0001.COLLECT.162775, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=84957275

Fonti: Giuseppe Belloni, Viaggio al Capo-Nord, Lorenzo Sonzogno, Milano 1832.