Italiani in Svezia nei secoli: Giacomo Oreglia

GIACOMO STEFANO OREGLIA (Mondovì 23.6.1924 – Stoccolma 9.11.2007)

Scrittore, poeta e traduttore, ma anche drammaturgo e regista teatrale. Dopo aver frequentato le scuole inferiori a Mondovì, la sua città natale, in Piemonte, in Provincia di Cuneo, si laurea presso l’Università degli Studi di Torino e, nel 1948 in quest’ateneo è già promosso Dottore in Filosofia.

L’anno successivo, alla giovane età di venticinque anni, lascia Torino e, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Stoccolma, in Svezia. In Italia ha già appreso alcune lingue straniere, ma questo viaggio in terra scandinava gli consentirà di approfondire ancor di più la conoscenza dell’inglese e dello svedese. Infatti inizia presto a lavorare come traduttore, collaborando con Bruno Fonzi, marchigiano come sua madre, dieci anni più grande di lui, già esperto traduttore, figlio di Maria Teresa Brancati e già amico di prestigiosi personaggi quali i romani Alberto Moravia e Elsa Morante o il pescarese Ennio Flaiano. Per l’editore svedese Gebers cura la pubblicazione di una antologia di narratori italiani.

A Stoccolma si dedica al teatro come drammaturgo e come regista. Nel 1955, infatti, va in scena con un primo spettacolo di Carlo Goldoni. Questa lodevole iniziativa viene presa e promossa dalla “Compagnia del Teatro di Drottningholm: I Classici Italiani”, con la sua regia, coadiuvato dal Professor Agne Beijer e dal Dottor Gustaf Hillestròm, rispettivamente Presidente e Segretario dell’Associazione “Amici del Teatro di Drottningholm” e del Museo del Teatro di Drottningholm. Il secondo e il terzo anno successivo, come previsto, vanno regolarmente in scena gli altri spettacoli in programma.

A questo punto l’Istituto Italiano di Cultura ‘Carlo Maurilio Lerici’ di Stoccolma rimasto pienamente soddisfatto per i risultati ottenuti, decide di partecipare alle operazioni successive concedendo alla Compagnia un sostanzioso contributo.

Nel 1958 è ancora attivo nel mondo del teatro e collabora con il Professor Alessandro De Masi Direttore dell’Istituto Italiano a Stoccolma e con il Regista svedese Ingemar Pallin. Incontra, inoltre, l’Architetto Ferruccio Rossetti, il Dottor Valdo Zilli e il Dottor Corrado Rosso giunti dall’Italia, invitati dall’Istituto per partecipare ad una serie di conferenze.

L’anno successivo partecipa al ‘Premio Viareggio’ con la pubblicazione “Poesia Svedese”, una rassegna di versi di autori svedesi, da lui tradotti, che reca la prefazione del noto poeta italiano Salvatore Quasimodo, ottenendo un gran successo da parte dei più autorevoli critici del momento, quali Luzi del giornale ‘Il Tempo’, Ravagnani de ‘L’Osservatore Romano’ e di ‘Epoca’ e da parte di Gigli de ‘La Gazzetta del Popolo’. Oreglia comunica, con grande entusiasmo, ogni cosa a Leonida Repaci, scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e pittore calabrese, 17 Italiani in Svezia che egli considera uno dei suoi maestri.

Nel 1961, insieme a Bruno Fonzi, traduce dallo svedese “Quattro film di Ingmar Bergman” – ovvero ‘Sorrisi di una notte d’estate’, ‘Il settimo sigillo’, ‘Il posto delle fragole’, ‘Il volto’ – una raccolta di episodi pubblicata a Torino dalla Casa Editrice Einaudi.

In questo stesso anno, stando a quanto racconterà il noto critico letterario e teatrale Guido Davico Bonino nella sua pubblicazione del 2013 “Incontri con uomini di qualità”, accade in sintesi, quanto segue: “Si era nel ‘61: Giacomo Oreglia mi invita ad una conferenza sulla Casa Editrice ‘Einaudi’, presso l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, diretto allora dalla vivacissima Dottoressa Lucia Pallavicini, nel fantastico edificio, opera del famosissimo Architetto milanese Gio Ponti. Qui è stata allestita la Mostra delle nostre collezioni; e la silloge bergmaniana vi fa spicco. All’indomani Oreglia accompagna me e mia moglie in visita al “Dramaten”, il Teatro Nazionale Svedese in cui Ingmar Bergman aveva allestito e continuava ad allestire, tra un film e l’altro, tanti memorabili spettacoli tratti soprattutto da August Strindberg, con i suoi attori prediletti Gunnar Björnstrand, Harriet Andersson, Max von Sydow, Ingrid Thulin. Sorpresa! All’uscita Oreglia ci annuncia trionfante che ha ottenuto per noi un incontro col regista”.

Nel paese scandinavo Oreglia fonda una casa editrice, che chiama “Italica”, sorta allo scopo di contribuire alla diffusione in Svezia delle opere dei più autorevoli autori italiani quali, ad esempio, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, entrambi premi Nobel per la Letteratura. In futuro con la sua attività editoriale si spingerà fino a Turku, in Finlandia. Insegna all’Istituto Italiano di Cultura, Letteratura Italiana Classica e Moderna nonché Storia del Teatro e nel 1974 diviene Dottore Onorario presso l’Università degli Studi di Stoccolma. Nel 1979, poi, gli viene assegnato il “IX Premio Monselice per la traduzione letteraria e scientifica” ed infine, nel 2004, gli viene riconosciuto il Premio. Intanto allaccia sempre più stretti rapporti con alcuni membri dell’Accademia di Svezia. Durante tutto il resto della vita, fino alla morte, continuerà a promuovere in Svezia la lingua, la letteratura e la cultura italiana in genere. Saggista, poeta, regista e traduttore, nel 1991, al Teatro Farnese di Parma gli viene attribuito il prestigioso “Premio Montale”.

Nel 1994 Oreglia riceve la prima borsa di studio della Fondazione “Arcana”, costituita da una somma pari a 10.000 SEK e nel 2004 l’Accademia Svedese decide di assegnare a Giacomo Oreglia un premio extra di 60.000 SEK, in occasione del suo ottantesimo compleanno. Il premio gli viene attribuito come riconoscimento per gli sforzi di lunga data, per essere stato un valente intermediario culturale tra l’Italia e la Svezia.

Il 9 novembre dell’anno 2007 Giacomo Oreglia, ormai ottantatreenne, muore nella città di Stoccolma e – come riporta il periodico multimediale per la provincia di Cuneo “PMNet” – il sindaco di Mondovì, Stefano Viglione, attraverso un telegramma inviato al Dottor Raffaele Pentangelo, addetto reggente dell’Istituto Italia- 18 no di Cultura di Stoccolma, esprime il cordoglio suo personale e dell’intera comunità per la scomparsa di questo illustre concittadino, considerato da tutti “uomo di arti e lettere, nonché lucido testimone di quel tempo”.

Tra le opere e le traduzioni in svedese e in italiano di Oreglia, pubblicate a Stoccolma dal 1949 al 1997, figurano: “Italienska utan språkstudier: med angivande av uttalet”, “Italienska berättare från Boccaccio till Moravia: en antologi”, “Italienska noveller”, “Dizionario tascabile Italiano-svedese, svedese-italiano”, “Poesia svedese”, “Pagine di prosa e poesia italiana dalle origini ai contemporanei”, “La Commedia dell’Arte”, “Dante Alighieri: Den gudomliga komedin”, “Dante: liv, verk &samtid”, “Roma brucia!”, “Ingvar Andersson: Storia della Svezia”, “Artur Lundkvist: Dikter”, “Harry Martinson: Dikter”, “Gunnar Ekelöf: Dikter”, “Karl Vennberg: Dikter”. Tra le sue opere e traduzioni in svedese e in italiano, pubblicate, invece, in Italia dal 1956 al 1999, figurano: “Poesia svedese”, “Vittorio Alfieri: Mitt liv”, “Tommaso Campanella: La città del sole”, “Dante anarca e i suoi sei maestri”, “Cinque ore in casa O’Neill”, “Ingmar Bergman: Sei film”, “Pär Fabian Lagerkvist: Barabba”, “August Strindberg: Notti di sonnambulo ad occhi aperti”, “Harry Martinson: Le erbe nella Thule”, “Johannes Edfelt: Dikter”, “Harry Martinson: Le opere”, “Lars Gustafsson: Dikter”, “Lars Forssell: Poesie”, “Lars Gustafsson: Poesie”, “Tomas Tranströmer: Poesie”, “Artur Lundkvist: Il poeta nel vento e altre poesie”.

Personaggio poliedrico, Giacomo Oreglia, è ricordato in Italia, nel mondo del Cinema, particolarmente, per aver tradotto, in lingua italiana dallo svedese, alcune opere del regista Ingmar Bergman e il romanzo “Barabba” dello scrittore Pär Lagerkvist Premio Nobel 1951, divenuto un film U.S.A. di successo, dal titolo omonimo, sceneggiato da Nigel Balchin, Diego Fabbri, Christopher Fry, Ivo Perilli e Salvatore Quasimodo, per la regia di Richard Fleischer, con gli attori Anthony, Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Jack Palance, Ernest Borgnine, Valentina Cortese, Arnoldo Foà, Lucia Modugno, Paola Pitagora e altri; ma è anche ricordato, sempre in Italia, nel mondo del Teatro, per aver tradotto, in lingua italiana dallo svedese, diverse opere di August Strindberg, portate, poi, in scena da importanti registi.

Alberto Macchi

Foto di Clematis – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3144563