Intervista a Massimo Apolloni

  • Salve Massimo, grazie per la tua disponibilità e per il tuo tempo. Che ne dici di una piccola presentazione per iniziare?

Prego, è un piacere per me.

Mi chiamo Massimo Apolloni e sono nato a Roma nel secolo scorso. A Roma ho studiato ingegneria all’università e, dopo aver fatto il servizio di leva in marina, ho trovato il mio posto di lavoro a Milano nel settore delle assicurazioni tecniche e soprattutto della riassicurazione. Questo mi portò a lavorare con Scandia International, evento che mi aprì le porte del mondo svedese, il quale mi piacque a tal punto che in età di pensionamento, nel 2004, mi trasferii a Stoccolma, anche per via di una più che cara amica svedese. Cominciai così a frequentare l’ambiente e fare le prime amicizie in Svezia. Successivamente, mi avvicinai all’ambiente italo-svedese. Attraverso un amico innamorato dell’Italia, conobbi l’associazione chiamata Il Ponte, la quale mi affascinò nel suo essere un “ponte” tra le due culture, e lo fece talmente tanto che oggi ne sono il presidente.

Fra le mie passioni, come per molti italiani, c´è la cucina tradizionale del nostro paese, che mi ha portato a diventare Delegato, l’equivalente del Presidente, dell’Accademia Italiana della Cucina in Svezia.

Attraverso la mia esperienza nell’associazionismo, sono entrato in contatto con la FAIS-IR di cui sono diventato da qualche anno vice presidente. Credo che penserai che sono tante attività, ma sono così stimolanti e coinvolgenti che non mi pesano.

  • Dicevi di essere Delegato dell’Accademia Italiana della Cucina, puoi spiegarci meglio cos’è questa Accademia:

Essa è una istituzione della Repubblica Italiana, nata negli anni 50, creata per preservare la nostra cucina ed i nostri prodotti tipici, attraverso il monitoraggio dei ristoranti nel mondo ed in Italia. Anche qui in Svezia l’Accademia si occupa di controllare la qualità del cibo, dei prodotti, dell’abilità dello Chef, del servizio dei ristoranti italiani in terra svedese.

Ogni anno visitiamo almeno 8 ristoranti, per i quali i nostri accademici stilano delle schede valutative da inviare alla sede centrale di Milano. La sede centrale provvederà ad inserire i più meritevoli, nella guida dei ristoranti dell’Accademia.

L’Accademia, però non è soltanto questo. Essa è anche un centro di ricerca sulla ristorazione e sui prodotti alimentari, pubblica un mensile con le informazioni sui prodotti gastronomici tipici del Bel Paese e sulle varie delegazioni, un elenco di ricette ed, ovviamente, la guida dei ristoranti. Annualmente pubblica anche volumi monotematici. Ad esempio gli ultimi due trattano La Cucina delle Festività e la Storia della Cucina Italiana a Fumetti. Se vuoi saperne di più visita https://www.accademiaitalianadellacucina.it oppure piú specificamente per la Svezia la pagina FB Accademia Italiana della Cucina – Delegazione di Stoccolma.

  • Con tutti questi impegni, viene da chiedersi, quali saranno i prossimi impegni futuri. Cosa puoi dirci a riguardo?

Bella domanda! Per quel che riguarda l’Accademia, il progetto principale è quello di farla conoscere ad un più vasto pubblico, sia italiano che svedese, attraverso non solo incontri gastronomici ma anche conferenze o pubblicazioni per preservare la tipicità e l’originalità della cucina italiana, attaccata spesso da pseudo ristoranti che di italiano hanno solo il nome e non sempre. Un progetto concreto è quello di collaborare con il sito del giornale “Il Lavoratore” con contributi inerenti a ricette viste dal punto di vista sia storico che pratico.

Per l’associazione Il Ponte, il volere è quello di ampliare la “sezione bambini”, con il nostro “asilo italiano” coordinato in maniera eccellente da Annalisa Spinelli, attualmente membro del direttivo dell’associazione, e di variegare le attività per gli adulti in modo di attrarre più soci sia italiani che svedesi

  • Con la tua esperienza nel settore, vorrei sapere la tua su come il CoViD-19 abbia influito sull’associazionismo e di come la situazione sarà nel prossimo futuro.

Il CoViD-19 ha colpito pesantemente il settore dell’associazionismo, dando molti problemi, soprattutto nell’incontrarsi fisicamente. Questi problemi sono stati superati, solo parzialmente da incontri ed eventi online, che hanno riscontrato interesse, ma che però non hanno avuto la stessa forza della controparte fisica. Questo ha portato ad un congelamento, se non alla riduzione del numero dei soci. Noto che, adesso che si può un pochino ricominciare con le attività in presenza, la risposta non è purtroppo come quella pre-pandemia.

Credo però che il futuro della associazioni sarà, secondo me, ancora positivo perché si sentirà il bisogno di incontrarsi, specialmente nell’ambito della nuova immigrazione. Questo ovviamente se l’associazionismo saprà adeguersi ai tempi ed alle forme del mondo moderno.

Io sono di natura ottimista e quindi vedo molte opportunità di rilancio di forme innovative di associazionismo.

  • Grazie mille Massimo per questa intervista.

Grazie a te per avermi offerto questa opportunità