Intervista a Carlo Vitucci

Carlo Vitucci, nato a Roma nel 1967, si laurea in ingegneria delle telecomunicazioni alla Sapienza ed inizia a lavorare per Ericsson Ricerca e Sviluppo. Fin da subito ha rapporti con la Svezia per progetti a termine, dopodiché vi si trasferisce stabilmente, nel 2012.

Come mai ti sei messo a scrivere? Un profano potrebbe immaginarsi la scrittura lontanissima dall’ingegneria e dalle invenzioni industriali (ci siamo conosciuti a una cena degli inventori Ericsson).

In realtà per me la spinta è la stessa. A me piace fare ricerca industriale per imparare e conoscere cose nuove. Allo stesso modo, nei miei libri mi pongo delle domande e cerco delle risposte, per cui la molla in entrambi i casi è la curiosità. Mi ispiro al postmodernismo, uno dei miei autori preferiti è Paul Auster, e spesso inserisco nei miei libri citazioni, a volte dalla cultura popolare e a volte più ricercate, a volte molto esplicite e a volte più nascoste, e in questo modo spero di stimolare questa curiosità anche nel lettore, se accetta di stare al mio gioco.

Sembrano libri che vanno dal thriller alla fantascienza…

Io cerco di non farmi limitare dai generi e di usare invece lo stile che più si adatta all’argomento di cui intendo parlare. Cerco anche di sperimentare varie tecniche narrative. Per esempio il mio primo libro, Homo Novus, è un loop che avrebbe senso anche iniziando a leggerlo da metà. Il secondo invece, Come Parole Crociate, indaga su come le relazioni interpersonali influiscano nel farci diventare quello che siamo. Per quello ho usato una tecnica di dialogo diretto dei personaggi con il lettore. A giudicare dalle recensioni e dai commenti che ho ricevuto, mi sembra che abbia funzionato.

Tu scrivi per te stesso o per chi ti legge?

I concetti che cerco di sviluppare partono ovviamente da me, ma per me è essenziale condividere le mie idee con i lettori. Quando riesco ad avere un riscontro concreto, per esempio durante le presentazioni dei libri, per me è una grande soddisfazione.

Hai altro in cantiere?

Questi primi due libri fanno parte di una trilogia, diciamo sul significato dell’esistenza. Homo Novus sul destino e Come Parole Crociate sulle relazioni. Ce n’è un terzo sull’origine delle nostre decisioni, che è già stato scritto, ma per motivi editoriali per la pubblicazione bisognerà aspettare.

C’è qualche particolare di cui vai particolarmente orgoglioso nei libri che hai scritto?

In tutti e tre i libri della trilogia, metto sempre un capitolo con una storia inventata, ma con personaggi storici realmente esistiti. In Homo Novus, immagino l’esilio di Romolo Augusto dopo la deposizione, alle prese col nuovo potere e le minacce che questo comporta. Metto la narrazione nella penna del suo precettore, il quale fa un pezzo di fronte ai barbari che secondo me è venuto benissimo, a rileggerlo mi sono emozionato.

Se dovessero proporti la trasposizione su schermo dei tuoi libri, accetteresti? E a chi faresti interpretare i personaggi principali?

Per evitare di incanalarmi in un genere specifico, cerco di usarne molti. Homo Novus attinge abbastanza alla fantascienza, mentre Come Parole Crociate strizza l’occhio al noir. In entrambi i casi, come regista ci vedrei bene Christopher Nolan. A scegliere gli attori non mi trovo molto a mio agio, ma mi hanno detto che per Homo Novus potrebbe essere adatto Denzel Washington e mi trovo piuttosto d’accordo, soprattutto dopo averlo visto nel Macbeth dei fratelli Coen. Per Come Parole Crociate, invece, quello che interpreta il capo della protagonista della serie Ashes to Ashes, di cui non mi ricordo il nome (Philip Glenister, NdR).

Perché scegli ambientazioni internazionali e non italiane?

Non necessariamente, Homo Novus inizia e ripassa per Roma, anche se si viaggia parecchio.

Il secondo mi sembra tutto negli USA?

Il secondo in realtà è nel nowhere. La città richiama Trenton, NJ, perché gran parte del libro è dedicata all’emigrazione degli italiani in America, ma il riferimento è strumentale e il nome è storpiato in Tretton. Così diventa un mondo in cui ho la libertà di metterci quello che voglio. Io ho tantissimi parenti in America e questo libro è dedicato a mio nonno, che è morto in Canada, dove ha fatto di tutto e del quale sono particolarmente orgoglioso.

Quali altre passioni hai, oltre alla scrittura? Mia moglie e mia figlia.

(e qui l’intervistatrice metterebbe un cuoricino, se le emoticon fossero previste)

Grazie, Carlo, aspettiamo il terzo libro!

Intervista a cura di Marilinda
Foto per concessione di Carlo Vitucci