Il Comites raccontato da chi ne ha fatto parte

Le prossime elezioni per i Comitati per gli Italiani all’Estero (ComItEs) sono previste per il 3 dicembre, stando a quanto comunicato dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina. Si tratta di un appuntamento importante per tutti gli italiani residenti all’estero, in quanto i Comites sono l’unico strumento di rappresentanza dal basso che i nostri connazionali possono usare per dialogare con le Istituzioni italiane in maniera ufficiale. Ciononostante pochi sanno che cosa siano i Comites, come vengono eletti e come funzionano.

Questo è il primo articolo di una serie che ha lo scopo di far conoscere i Comites ai nostri lettori, anche attraverso interviste a chi ne ha fatto parte, in Svezia ma anche in altri paesi. Per il primo articolo abbiamo deciso di cominciare dall’ultimo Comites eletto in Svezia, intervistando tre dei suoi membri: Gabriella Maraldo, Elisabeth Palombo e Bruno Picano.

Come spieghereste che cos’è il Comites a chi non ne ha mai sentito parlare?

Elisabeth: “Il Comites è un ponte tra gli italiani all’estero e le Istituzioni, e ha il dovere di sollecitare queste ultime rispetto ai temi importanti per le comunità all’estero.”

Gabriella: “Un ponte che poggia sui pilastri fondamentali della democrazia, dato che i suoi membri vengono eletti mediante elezioni dirette per rappresentare gli italiani residenti all’estero e tutelarne gli interessi.”

Bruno: “Inoltre il Comites collabora con il Consolato per individuare le necessità di natura sociale e culturale della comunità e, sempre d’intesa con il Consolato, può anche rappresentare gli italiani residenti in Svezia nei confronti delle autorità e delle Istituzioni svedesi.”

Elisabeth: “È importante anche la collaborazione con le associazioni locali, allo scopo per esempio di aiutarle a raccogliere fondi per le loro attività.”

Che ruolo avete avuto nel Comites?

Gabriella: “Io ho svolto la funzione di segretaria nel Comites, dal 2004 al 2013, vale a dire per una durata doppia rispetto a quella prevista. Scrissi il verbale dell’ultima riunione sabato 7 dicembre 2013, che si svolse presso i locali del Consolato Italiano a Stoccolma.

La data delle nuove elezioni per il rinnovo del comitato era slittata di anno in anno, e in attesa di decisioni da parte del governo in Italia cercavamo di portare avanti il nostro lavoro con i connazionali qui in Svezia, nonostante l’assenza della conferma formale. Eravamo in carica, ma senza il beneplacito degli elettori.”

Elisabeth: “Io ero la Presidente del Comites.”

Bruno: “Mentre il mio ruolo era quello di responsabile della Commissione Cultura e Giovani.”

Cosa vi ha spinto a formare il comites?

Bruno: “Eravamo tutti rappresentanti di organizzazioni e associazioni italiane in Svezia, molti di noi ricoprivano incarichi all’interno delle associazioni, della federazione (Fais) e della Missione Cattolica. Insieme ci siamo fatti portavoce delle esigenze e dei desideri delle comunità che rappresentavamo.In quel periodo, è bene notare, le associazioni erano frequentate da molti connazionali e svolgevano un ruolo importante per la comunicazione tra il Comites e la collettività.“

Elisabeth: “In quel periodo c’erano dei cambiamenti tra i bisogni delle vecchie associazioni dove tanti anziani si trovavano per fare una chiacchierata oppure una partita a carte, e tra i nuovi arrivati, spesso laureati e con bisogni totalmente diversi. Noi volevamo trovare una buona soluzione per entrambi.”

Gabriella: “Il nostro ruolo si è modificato nel corso degli anni, seguendo l’evoluzione della comunità degli italiani. Quando il Comites iniziò la sua vita qui in Svezia aveva un forte legame con le associazioni degli italiani e i vari membri erano anche attivi politicamente.

Tante conquiste ottenute sono state il frutto di una lotta per difendere i diritti degli italiani emigrati all’estero, rafforzare la cultura d’origine ed i legami con la patria. Le associazioni erano un importante punto di aggregazione e i soci erano numerosi. Erano quindi un canale essenziale per il lavoro del Comites: le informazioni relative all’Italia raggiungevano un ampio gruppo di destinatari e i bisogni degli italiani erano chiaramente percepibili e quindi potevano essere trasmessi alle autorità italiane. La nostra funzione era in pratica di mediare un contatto, approvando sussidi alle associazioni e al giornale per gli italiani, ed ottenere il sostegno dell’Ambasciata in varie situazioni.”

Che bilancio date di quella esperienza?

Elisabeth: “Con una buona collaborazione con l’Ambasciata e il Consolato qui in Svezia siamo riusciti a trasmettere i bisogni della comunità. Tante cose sono cambiate, dai piccoli miglioramenti (ad esempio mettere i biglietti numerati in Consolato per evitare bisticci) fino alle indagini conoscitive che abbiamo avviato per capire le necessità degli italiani. Abbiamo cercato di aprire un reparto in un istituto di riposo a Stoccolma, con medici e infermiere che parlino italiano, dato che i nostri anziani spesso perdono lo svedese invecchiando.”

Gabriella: “Abbiamo inoltre anche incoraggiato e promosso attività rivolte ai giovani per garantire il passaggio generazionale.”

Bruno: “Tenendo conto che il Comites ha solo funzione propositiva e non esecutiva, quindi senza finanziamenti, penso che tutto sommato il bilancio della nostra esperienza sia stato positivo.”

Come pensi sia cambiata l’immigrazione italiana in Svezia in questi anni e che effetto può avere questo sui comites?

Gabriella: “Naturalmente l’immigrato italiano in Svezia ha cambiato caratteristiche nel corso del tempo, e così anche la vita associativa. I lavoratori del secondo dopoguerra si riunivano per giocare a carte e bere un bicchiere di vino, quindi erano principalmente uomini con un’istruzione elementare, con un limitato numero di contatti sociali al di fuori delle associazioni. L’interesse per il bene della comunità era un presupposto per il benessere individuale, e la fiducia verso il Comites era basata sulla conoscenza personale, e la convinzione che i membri ne avrebbero difeso gli interessi.

L’emigrato dei nostri tempi è in possesso di media/alta istruzione, uomo o donna, con una professionalità definita, spesso si trasferisce in Svezia con tutta la famiglia e in ogni caso con una buona conoscenza informatica. Le aree di contatto sono numerose mentre la presenza nelle associazioni tradizionali è molto bassa, ha comunque una vita online molto attiva. Per quanto ho potuto osservare, il desiderio di avere dialogo con le autorità italiane, oltre alle pratiche indispensabili per rinnovare il passaporto e la carta di identità, è praticamente inesistente presso molte persone.”

Elisabeth: “Il cambiamento era già iniziato allora, ma dato che la trasformazione sia della società sia tecnologica continua rapidamente, coinvolge anche l’immigrazione. La gente che si muove adesso non lo fa tanto per necessità, ma perché vuole andare dove ci sono maggiori possibilità di sviluppo personale, datori di lavoro piú collaborativi, ambienti di crescita a tutti i livelli, non solo per mettere ”il pane sul tavolo”.

Logicamente questo cambia anche i bisogni di quelli che si trasferiscono qui oggi. In piú la lingua non è piú un grande problema, dato che tanti parlano inglese oggi. Peró il ruolo del Comites è sempre lo stesso, ascoltare i bisogni della comunità italiana che vive qui oggi e vedere che tipo di bisogni ci sono.”


Che consiglio daresti a chi volesse impegnarsi nella formazione del comites alle prossime elezioni?

Elisabeth: “Essere aperti e disponibili a vedere le necessità di tutte le categorie di italiani in Svezia. Questo vuol dire ascoltare di piú e parlare meno. L’unica agenda che vale è fare il meglio per i nostri cittadini italiani qui in Svezia. Non come vogliamo noi, ma come vogliono loro. Se quelli che si impegnano vogliono fare questo, penso che valga la pena lavorare per un nuovo Comites.”

Bruno: “Oggi sarà anche necessario usare altri canali comunicativi (social e siti internet) per raggiungere e coinvolgere la comunità italiana, visto che l’associazionismo è praticamente scomparso.”

Gabriella: “La fiducia nelle istituzioni italiane in genere è permeata da scetticismo, e questo molto probabilmente determinerà il destino del futuro Comites. In ogni caso, i miei migliori auguri a quanti vorranno impegnarsi.”

Silvano Garnerone
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